API di firma elettronica: come integrarla nel tuo software
La firma elettronica dà il meglio quando sparisce dentro i tuoi processi: niente portale a parte, ma firme che partono dal gestionale, dal CRM, dal tuo software. È il lavoro di un'API di firma. Ecco cosa aspettarsi e come valutarla.
Cosa fa un'API di firma
Un'API ti permette di avviare e gestire un flusso di firma via codice: creare la richiesta, caricare il documento, indicare i firmatari, scegliere il livello (SES o FEA con OTP), inviare gli inviti e ricevere il documento firmato. Tutto senza che nessuno debba usare manualmente un'interfaccia.
I mattoni tipici
- Autenticazione: chiavi API per identificare la tua applicazione.
- Creazione richiesta: documento, firmatari, tipo di identificazione.
- Stato: consultazione del progresso (inviato, aperto, firmato).
- Download: il PDF firmato con sigillo, marca e audit trail.
Il ruolo dei webhook
Non ha senso interrogare l'API in continuazione per sapere se è stato firmato. Meglio ricevere una notifica quando accade: è il lavoro dei webhook, che approfondiamo in webhook e callback nel flusso di firma .
Cosa valutare
- Trust services inclusi: il PDF che torna ha già sigillo qualificato e marca? Vedi il sigillo qualificato .
- Documentazione chiara ed esempi funzionanti.
- Dati in UE e conformità eIDAS/CAD.
- Audit trail scaricabile via API, per archiviare la prova insieme al documento.
Integrare senza reinventare il valore legale
Il vantaggio di un'API costruita su eIDAS è che ti dà l'automazione senza farti rinunciare alla prova: ogni documento esce con lo stesso peso probatorio del flusso manuale. L'obiettivo è quello di un onboarding senza carta , dentro i tuoi sistemi.
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