Firma elettronica e sostenibilità: quanto conta la carta che non stampi
Passare alla firma elettronica si giustifica da solo per velocità e valore legale. Ma c'è un beneficio che spesso finisce nel bilancio di sostenibilità e non solo in quello economico: meno carta, meno spedizioni, meno impronta.
Quanta carta se ne va davvero
Ogni contratto cartaceo non è un solo foglio: è la stampa, spesso in più copie, più gli allegati, più le versioni riviste. Moltiplicato per i volumi di un'azienda, diventa una quantità di carta e toner tutt'altro che trascurabile. Il conto economico di questo spreco è in il ROI della firma elettronica .
Non solo carta
- Spedizioni: corrieri e raccomandate hanno un costo ambientale, non solo economico.
- Spostamenti: far firmare di persona significa viaggi che spesso si possono evitare.
- Archivi fisici: spazio, energia, materiali per conservare faldoni.
Digitale non vuol dire "senza prova"
Ridurre la carta non significa rinunciare al valore legale: un documento firmato con FEA, sigillo e marca è più solido di una scansione, e si conserva senza scaffali. La custodia digitale è in conservazione a norma .
Un tassello ESG concreto
Per chi rendiconta obiettivi di sostenibilità, la digitalizzazione dei processi documentali è un intervento misurabile e a basso attrito: riduce consumi senza chiedere sacrifici. Ed è coerente con la scelta di tenere i dati in UE, tema di data residency .
Non è il motivo principale per adottare la firma elettronica, ma è un bel bonus: fai prima, spendi meno e, per giunta, consumi meno.
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