I 6 errori più comuni quando si passa alla firma elettronica
Passare alla firma elettronica è quasi sempre una buona idea, ma si può sbagliare l'esecuzione. Ecco gli errori che vediamo più spesso, e come evitarli prima che diventino problemi legali o abbandoni.
1. Pretendere la firma qualificata da tutti
Chiedere la firma digitale con smart card a ogni cliente esclude chiunque non ne abbia una. Per la maggior parte dei contratti la FEA con OTP è adeguata: il perché è in firma digitale e firma elettronica non sono sinonimi .
2. Usare la firma "a spunta" dove serviva di più
L'errore opposto: far firmare un contratto importante con un semplice click, senza OTP né audit trail. Ammissibile, ma fragile in caso di contestazione, come spieghiamo in valore probatorio in giudizio .
3. Trascurare l'identità
Firmare senza sapere davvero chi c'è dall'altra parte vanifica il resto. Dove il rischio è alto, aggiungi la verifica documentale, come in la guida al KYC .
4. Dimenticare la conservazione
Un PDF firmato oggi deve essere verificabile tra anni. Ignorare la validazione a lungo termine e la conservazione significa scoprire il problema quando è tardi: vedi conservazione a norma .
5. Confondere forma dell'atto e strumento
Alcuni atti richiedono forme forti (immobili, alcuni atti societari). Usare la FEA lì rende l'atto nullo. La mappa è in gli atti che richiedono forma qualificata .
6. Digitalizzare il caos
Introdurre lo strumento senza semplificare il processo replica la confusione, più veloce. Il percorso giusto è in come digitalizzare il processo di firma .
Evitati questi sei, la firma elettronica mantiene tutte le sue promesse.
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